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rivolto verso il Cristo, la posizione di S. Giovanni è giusta come collocazìone ma la figura si presenta rimontata erroneamente in posizione orizzontale; sul braccìo sinistro compare una figura di vecchio barbato con libro, da identificare come un Evangelista, volto verso destra. Anche questa placchetta è erroneamente montata in orizzontale.
  Nel Verso compare in posizione centrale il Redentore benedicente, figura dal rilievo molto risentito la cui plastica è arricchita da ampi
panneggi a "U", il tutto realizzato in blocco con la placchetta sagomata; anche qui la superficie è resa più vibratile con il fitto tratteggio incrociato. Nella piacchetta al sommo dei braccio verticale della croce è rappresentato un Santo vecchio barbato, rivolto verso destra, da identificare come un Evangelista, reca in mano quale suo attributo un libro aperto. Nella placchetta sul vertice opposto del braccio verticale della croce compare l'immagine della Maddalena; sui bracci sinistro e destro sono rappresentati due ulteriori figure di vecchi, a conclusione della quaderna degli evangelisti: quello di sinistra sì presenta calvo, con lunga barba e un libro chiuso, con una postura frontale leggermente voltato a sinistra; quello sul lato destro è ugualmente calvo e con lunga barba e un libro chiuso tra le mani, in postura frontale ma leggermente voltato a destra. La disposizione originaria era la seguente: nel recto, ai lati dei Crocifisso, erano disposti il Pellicano mistico al sommo della croce, la Maddalena, sul lato opposto, la Vergine dolente sul lato sìnistro e il S. Giovanni sul destro; nel verso ai lati del Cristo benedicente erano disposte le quattro figure degli evangelisti.
  L'alta qualità formale e la raffinatezza del manufatto che ne fanno, ad evidenza, un prodotto non seriale, è confermata anche nella cornice che rifinisce lo spessore della croce, ornata da una serie di racemi a girale ottenuti con la tecnica della godronatura.
  La croce in esame si qualifica con immediatezza rispetto ad oggetti simili per la qualità e la squisitezza

Farnese, Chiesa di S. Salvatore, Croce Astile
(particolare del verso)

delle figure a mezzo busto sulle placchette, nonché degli smalti raffinatissimi che si rifanno a stilemì senesì. Alla luce delle attuali conoscenze non compaiono sul territorio manufatti di analoga fattura con i quali proporre un confronto atto a permettere l'ipotesi dì una produzione di bottega locale; un confronto, trascurando notevoli divergenze stilistico-formali e strutturali, in particolare l'assenza di decorazione a smalti traslucidi, è appena proponibile per la sola presenza delle figure a sbalzo a

mezzo busto con la modesta croce astile del Museo Diocesano di Orte, questa si opera seriale inserita in un gruppo definito di transizione nell'ambito delle cosiddette croci arcaiche frutto della produzione orafa abruzzese². Per quanto fino ad ora è venuto creandosi nell'approfondimento della conoscenza di questa particolare tipologia di manufatti i confronti più pregnanti e con vari e notevoli punti di convergenza sono possibili con

una peculiare tipologia elaborata a Lucca nella seconda metà dei XIV secolo di cui sono conservati numerosi esemplari che hanno il pregio di avere goduto di puntuali e organici studi critici³. Tra le caratteristiche più interessanti di questo particolare tipo di croce si impone all'attenzìone la forte resa plastica delle figure sbalzate a mezzo busto che la ricerca critica più avveduta che si è occupata dì tali manufatti collega in maniera più o meno organica e diretta ai modelli scultorei della bottega di Andrea
e Nino Pisano (4). Inoltre, viene a rappresentare quasi un contrassegno di produzione lucchese la decorazione con il racemo ondulante realizzato a godronatura nella cornice dello spessore.
  Lo scorcio del XIV secolo e i primi decenni del successivo vedono attive a Lucca numerose botteghe artistiche che producono tali tipologie di manufatti, botteghe delle quali molto spesso è difficile anche distinguerne i prodotti se non contrassegnati dai bolli cosi come previsto dalle rigide disposizioni della Corte dei Mercanti e della Curia del Fondaco (5).
Tra le opere assegnate dalla critica ad almeno quattro botteghe attive a Lucca dallo scorcio del XIV secolo (6) -fase cronologica cui è da ascrivere la croce di Farnese che non è assolutamente un fenomeno di imitazìone ma un prodotto di un atelier di rilievo- forti punti di confluenza stilistica, formale e qualitativa si riscontrano con la croce della chiesa dei SS. Jacopo e Andrea a Massarosa di Lucca, attribuita alla bottega di Francesco del Grillo; le croci della chiesa di S. Lorenzo a Sorbano dei Vescovo e della chiesa di S. Jacopo a Pedona, quest'ultima ripropone nuovamente la bottega di Francesco del Grillo; ma specialmente con quelle di più alta datazione tra tutti i numeri identificati dei prodotti delle botteghe lucchesi: la croce proveniente dalla chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Ghivizzano e quella, molto simile, proveniente dalla chiesa dei SS. Vincenzo e Lorenzo di Verciano di Lucca, databili ambedue allo scorcio del XIV secolo.

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