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minore". Inoltre, la loro estrema fragilità, nonché la continuità dei loro uso liturgico, l'identificazione della comunità con una speciale sacralità di tali oggetti ne hanno condizionato lo stato dì conservazione che spesso si presenta molto precario.
La croce processionale di Farnese non derogava a tali funzioni liturgico-cultuali essa, anzi, assolveva nell'ambito della comunità ad un compito di grande rilievo sociale-religioso: precedeva le processioni funerarie dei bambini morti in tenera età - le generazioni più anziane ancora la ricordano come la "Croce dei Morticini" -.
La sempre maggiore rarità, fortunatamente, di tali eventi luttuosi negli ultìmi decenni ha comportato il suo progressivo non uso fino a rimanere quasi dimenticata in un cassetto degli armadi della sacrestia.
  Il rilievo del rinvenimento di un tale manufatto rappresenta un importantissimo episodio funzionale ad un complessivo arricchimento dei processi conoscitivi di questa particolare classe di manufatti artistici, il cui studio accurato e basato su più solide e organiche basi scientifiche è relativamente recente: notevole impulso allo studio delle oreficerie si ha tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta culminanti in momenti fondamentali quali la fondazione del Centro di Documentazione Smalti Traslucidi (1982), presso la Scuola Normale Superiore di Pisa; la celebrazione dello stesso con il Convegno sugli smaltì traslucidi del 1983 e la pubblicazioni degli Atti negli Annali della Normale del 1984¹.
  Lo sviluppo degli studi traccia una più sicura pista per l'approfondimento di quel fondamentale momento di passaggio dalla più arcaica tecnica Champlevè (smalto opaco che definisce forme e figure rese a risparmio, alla tecnica dello Smalto traslucido (Basse taille) imperniata su figure/simbolo di maestri come il senese Guecio di Mannaia, caposcuola di generazìonì di orafi che avranno il loro culmine negli anni Trenta del Trecento con maestri quali, tra gli altri, Lando di Pietro, il figlio Viva, fino ad Ugolino di Vieri, autore della custodia dei Corporale dei Duomo di Orvieto. Nella seconda metà del secolo XIV la più estesa diffusione delle botteghe fa registrare una risentita economicità dei prezzi di acquisto tale da favorire una maggiore e notevole diffusione di tali tipologie di

Farnese, Chiesa di S. Salvatore, Croce Astile (particolare recto)

oreficerie sacre.
La "Croce dei Morticini" di Farnese è realizzata secondo il parametro tradizionale che vede assemblati su un'anima lignea le placchette di rame dorato plasticamente lavorato a rilievo ai quattro estremi e negli spazi dei bracci comprese tra le

Farnese, Chiesa di S. Salvatore, Croce Astile (particolare recto)

placchette di rame dorato, sono allettate delle lamine d'argento lavorate a incisione con una sequenza continua di piccole teste di cherubini. In origine la superficie delle barre d'argento era completamente ricoperta di smalto traslucido di cui rimangono pochi frammenti nel braccio alto e nei bracci laterali della croce con colori quali blu cobalto, viola, verde, rosso, rosa nelle ali dei cherubini con puntìnature in tinta, giallo oro per i capelli e rosa tenue per gli incarnati, Completano il manufatto le figure del Crocifisso sul recto e del Cristo Benedicente sul verso.
Purtroppo l'esame autoptico non ha rivelato la presenza di bolli che fissassero inequivocabilmente la data, il luogo e la bottega di realizzazione di questa croce che ancora ci si presenta in uno stato di conservazione non ottimale ma, tutto sommato, relativamente buono, anche se l'approssimata distribuzione dei personaggi rappresentati fuori dalla loro disposizione originale e impropriamente rimontate denuncia reiterate manomissioni, anche ad opera di artefici completamente digiuni delle più elementari articolazioni iconografiche che regolavano la corretta distribuzione delle stesse sul manufatto.
  L'attuale disposizione delle figure vede sul recto il Crocifisso, lavorato a tutto tondo. All'incrocio dei bracci della croce, funge da fondale una placchetta in rame dorato a forma di quadrato lobato, sui quattro vertici del quadrato sono fissate quattro sfere sempre in rame dorato; l'incisione a tratteggio incrociato muove luministicamente la superficie della piacchetta e definisce a risparmio il profilo della stessa e l'aureola crociata del Crocifisso che, è da notare, si presenta non in asse con la testa del Cristo.
Nella placchetta al sommo della croce compare il simbolo cristologico del Pellicano che si lacera il petto per nutrire i suoi piccoli, modello iconografico che comincia a conoscere una notevole diffusione a partire dal XIV secolo. Le ricorrenti sfere decorative sono collocate sul vertice delle superfici curve dei lobi.
Alla base della croce compare la Vergine Addolorata in posizione quasi frontale ma con il volto leggermente voltato a destra. Su questa placchetta si sono conservate solo delle sfere di decorazione. Sul braccio destro è collocato S. Giovanni piangente e a mani giunte

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