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Che Giovanni Battista sia nato a Farnese viene confermato da lui stesso in un suo scritto dal titolo "De
Tribus Vasculis Etruscis", stampato a Firenze nel 1772 nel quale afferma: "... Dispiace a noi che siamo
etruschi e massimamente dispiace a me nato a Farnese tra i Volsini e i Tarquini..."
Il padre, medico condotto del paese, nel 1700 fu trasferito come primario all'Ospedale di Orvieto.
Nel 1707 Giovanni Battista si trasferì a Roma con il padre, qui intraprese gli studi di giurisprudenza nei quali fu seguito da illustri docenti come il Padre Gesuita Giulio Vitelleschi e da Gianvincenzo Gravina letterato e giurista.
Si interessò a tantissime discipline, tra le quali: le umanistiche, le filosofiche e dei l'archeologia, in particolare dei popolo etrusco, su questo argomento scrisse in seguito diverse opere. Questi scritti hanno contribuito alla valorizzazione della civiltà italica.
In seguito si trasferì a Pesaro dove continuò gli studi mentre esercitava la professione di avvocato.
A Todi nel 1726, iniziò a pubblicare le sue opere archeologiche e diventò uno dei maggiori conoscitori della così detta "Etruscheria" (sec. XVIII).
Il granduca di Toscana lo elesse archeologo dei suoi possedimenti. Conteso tra le accademie di Olimutz e di Londra (che avrà la meglio) per averlo come loro membro, oltre che naturalmente dalle numerose accademie italiane: l'Arcadia e la Quirina di Roma, la Colombaria e la Crusca di Firenze, l'Etrusca di Cortona e tante altre ancora. Ricevette diverse onorificenze da papa Clemente XIV.
Rimasto vedovo decise di intraprendere la vita religiosa, divenne sacerdote e in seguito il Vescovo di Pesaro lo fece suo Vicario Generale.
Morì il 4 febbraio 1780, cadendo in un burrone nei pressi di una sua villa, nelle vicinanze di
Pesaro.
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