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in cui si stabilisce il prezzo della pigione dei pozzi: "...tutti quelli che danno pozzi a pigione per rimettervi grani, et altre biade debbiano recever per loro pigione, et prendere scudi venticinque per ogni diece some di tenuta, et non più, et dette pigione le debbiano ricevere in dinari contante et non in grano, ne et altra sorte di biade sotto pena di scudi venticinque per ciascheduno...". In questo documento si parla dei pozzi esclusivamente come silos; altri documenti del Catasto dell'Archivio Comunale di Farnese parlano di tasse pagate per l'uso dei pozzi situati in luogo pubblico (Farnese 1991, p. 21, note 5,6,7); si può comunque pensare che non si tratti in questo caso di butti ma, come per i pozzi del decreto di Mario Farnese, di granai.
L'uso dei pozzi come discariche di i . monditie deve essere cominciato nel corso del XIV secolo; una volta colmi, questi dovevano essere svuotati e riutilizzati, ed il materiale estratto gettato fuori dalle mura. Oltre l'utilizzo dei pozzi come luogo di raccolta dei rifiuti, doveva essere difatti abbastanza comune l'uso di gettare le imonditie dalle mura, soprattutto da parte di chi aveva la casa a strapiombo sul banco di tuTo su cui sorge l'abitato di Famese. Questo è dimostrato dai molti decreti che vietano il "gitto dalle muraglie"².
In un decreto datato 1 gennaio 1574 "d'ordine espresso del Signor Fabio Farnese" (Arch. Com. di Farnese, Bandi e Decreti 1520-1600, f. 171) si stabilisce che "tutti coloro che hanno o possiedono stalle cellari, et case da fieno e altri beni entro la terra di Famese intorno alle mura debbiano far termine di due giorni prossimi aver netto, quanto appartiene loro et per tempo tenersi netto sotto pena di uno scudo per ciascheduna persona contraffarrà...".
Il 22 ottobre 1581 Mons. Ferrante Farnese vescovo di Parma stabilisce che "ogni persona non ardischi buttar immonditie ne altre cose di sporcitie per le ripe sotto pena di scudi uno", e che "si buttino tutte alla scarica di Soropichi fuor della Porta, e chi le butterà dentro la terra et non in detto loco, per ogni volta et ogne persona incorrerà in detta pena di uno scudo, da applicarsi secondo le disposizioni fatte negli altri bandi" (Arch. Com. di Farnese, Bandi e Decreti 1520-1600, f. 73; anche in Farnese 1991, p. 21).
Il decreto di Ferrante è ribadito nello Statuto del 1592 (Arch. Com. Farnese, Bandi e Decreti 1520-1600, ff. 41-42, capitolo: tener nette le mura e gitto di letame e paglia).

Il 22 aprile 1595 Mario Famese, nel capitolo "gitto dalle muraglie" dello Statuto stabilisce che "vedendo quanto stia male il buttar l'imonditia et sporcitie alle muraglie di detta terra per ogne rispetto. Però per il presente bando ordina che nessuna persona ardischi buttar immonditie ò sporcitia alcuna, ò stabbio intorno alla muraglia di detta terra sotto pena di uno scudo da applicarsi come sopra. Ma che ciascuno fra dieci giorni debba haver nettato intorno alle dette muraglie per quanto sia il suo e portatolo al loco deputato, dove si dovrano buttare le dette imonditie sotto la medesima pena, avvertendo che passato detto tempo si farà diligente ricerca e si procederà all'essecutione di detta pena senza remissione contro ciascuno, ordinando ancora sotto la medesima pena che ciascheduno per quanto sia il suo debba tener nette tutte le strade pubbliche et intorno alle muraglie sotto la medesima pena, nella quale anco si incorrerà, se ben s'allegasse esserci stata buttata l'imonditia da altri, se non si provarà chiaramente che ce l'havrà buttata dichiarando che il letame, e stabbio, che si buttarà al loco deputato a buttare si intenda fatto comunque, e che a detti sia lecito il pigliarli come fosse loro proprio..."; il loco deputato" di cui si parla nel decreto di Mario Farnese deve intendersi evidentemente la discarica di Soropichi, situata fuori dalle mura, e designata dal decreto di Ferrante come discarica pubblica; il nome doveva essere entrato nell'uso comune, se nel decreto di Mario non se ne fa menzione esplicita. Nello stesso bando di Ferrante si proibisce di buttare le immondizie "dentro la terra", termine che deve essere inteso come riferito alla città di Famese, e non sotto terra, cioè dentro i pozzi, a cui non si fa riferimento in nessuno dei documenti sopra citati.
Il problema dello smaltimento dei rifiuti non si limitava allo scarico delle immondezze fuori dalle mura, ma riguardava anche la pulizia delle strade, come si ricava da un decreto del 20 giugno 1576, in cui si stabilisce che "ciascuna persona debbia tener netto e spazzare dinanzi a casa sua sotto pena di un giulio et, ciascuna fra tre di debba nettare qualunque sia ogni bruttura per quanto sarà la sua casa sotto la detta pena ..." (Arch. Com. Farnese, Bandi e Decreti 1520-1600, f. 187).
L'utilizzo dei butti come luogo di discarica di rifiuti, cominciato intorno al XIV secolo, deve essere terminato verso la fine del XVI o agli inizi del XVII secolo, quando, in seguito al

decreto di Ferrante, si comincia ad usare la discarica di Soropichi, di cui non si fa menzione nel decreto di Fabio del 1574. L'uso di questa discarica comune non deve essere comunque stata sfruttata immediatamente da tutti gli abitanti di Farnese, se il decreto di Ferrante dovette essere ribadito nel 1592; e ancora nel 1595 Mario Famese proibisce di gettare immondizie dalle muraglie, imponendo di portarle nel loco deputato. In ogni caso, si può pensare che le precarie condizioni igieniche in cui dovevano trovarsi le strade³, nonchè l'esistenza di questi decreti, debbano aver provocato in questo periodo la progressiva chiusura e il conseguente abbandono dei butti.

LO SCAVO

La stratigraria

La sequenza stratigrafica si presenta abbastanza semplice; si è cominciato lo scavo asportando uno spesso strato di cemento, che costituiva il piano stradale, realizzato dopo i lavori per la rete fognaria (US 1). Al di sotto si trovava uno strato di preparazione, formato da terra mista a sabbia e ghiaia (US 4). Questo strato ricopriva l'imboccatura del pozzo, il cui taglio è stato denominato US 3. Il pozzo aveva le pareti intonacate; di questo rivestimento si sono rinvenute alcune tracce (US 12). Si è quindi proceduto all'asportazione degli strati di riempimento, per l'individuazione dei quali si è adottato come criterio di distinzione il colore, la consistenza e la composizione:
    US 5: colore marrone chiaro, consistenza friabile; si tratta di uno strato di riempimento del pozzo, sconvolto dai moderni lavori per la rete fognaria; presenza di numerosi inclusi cementizi di epoca moderna.
    US 6: colore marrone scuro, consistenza compatta; materiali di natura geologica (tufi), organici (ossa, calce, carbone), artificiali (ceramica).
    US 8: colore marrone, consistenza compatta; i materiali rinvenuti sono di natura geologica (tufi), organica (ossa, carbone, cenere, calce) ed artificiali (ceramica, oggetti in bronzo costituiti da monete e spille, chiodi di ferro e uno sperone). Da notare la presenza all'interno dello strato del tappo di copertura del pozzo, in tufo, di forma circolare schiacciata.
    US 9: colore marrone chiaro, consistenza compatta; i materiali sono costituiti da tufi, ossa, carbone, ceramica, ferro e laterizi.

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