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in cui si stabilisce il prezzo della pigione dei pozzi: "...tutti quelli che danno pozzi a pigione per rimettervi grani, et altre biade debbiano recever per loro pigione, et prendere scudi venticinque per ogni diece some di tenuta, et non più, et dette pigione le debbiano ricevere in dinari contante et non in grano, ne et altra sorte di biade sotto pena di scudi venticinque per ciascheduno...". In questo documento si parla dei pozzi esclusivamente come silos; altri documenti del Catasto dell'Archivio Comunale di Farnese parlano di tasse pagate per l'uso dei pozzi situati in luogo pubblico (Farnese 1991, p. 21, note 5,6,7); si può comunque pensare che non si tratti in questo caso di butti ma, come per i pozzi del decreto di Mario Farnese, di granai. |
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Il 22 aprile 1595 Mario Famese, nel capitolo "gitto dalle muraglie" dello Statuto stabilisce che "vedendo quanto stia male il buttar l'imonditia et sporcitie alle muraglie di detta terra per ogne rispetto. Però per il presente bando ordina che nessuna persona ardischi buttar immonditie ò sporcitia alcuna, ò stabbio intorno alla muraglia di detta terra sotto pena di uno scudo da applicarsi come sopra. Ma che ciascuno fra dieci giorni debba haver nettato intorno alle dette muraglie per quanto sia il suo e portatolo al loco deputato, dove si dovrano buttare le dette imonditie sotto la medesima pena, avvertendo che passato detto tempo si farà diligente ricerca e si procederà all'essecutione di detta pena senza remissione contro ciascuno, ordinando ancora sotto la medesima pena che ciascheduno per quanto sia il suo debba tener nette tutte le strade pubbliche et intorno alle muraglie sotto la medesima pena, nella quale anco si incorrerà, se ben s'allegasse esserci stata buttata l'imonditia da altri, se non si provarà chiaramente che ce l'havrà buttata dichiarando che il letame, e stabbio, che si buttarà al loco deputato a buttare si intenda fatto comunque, e che a detti sia lecito il pigliarli come fosse loro proprio..."; il loco deputato" di cui si parla nel decreto di Mario Farnese deve intendersi evidentemente la discarica di Soropichi, situata fuori dalle mura, e designata dal decreto di Ferrante come discarica pubblica; il nome doveva essere entrato nell'uso comune, se nel decreto di Mario non se ne fa menzione esplicita. Nello stesso bando di Ferrante si proibisce di buttare le immondizie "dentro la terra", termine che deve essere inteso come riferito alla città di Famese, e non sotto terra, cioè dentro i pozzi, a cui non si fa riferimento in nessuno dei documenti sopra citati. |
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decreto di Ferrante, si comincia ad usare la discarica di Soropichi, di cui non si fa menzione nel decreto di Fabio del 1574. L'uso di questa discarica comune non deve essere comunque stata sfruttata immediatamente da tutti gli abitanti di Farnese, se il decreto di Ferrante dovette essere ribadito nel 1592; e ancora nel 1595 Mario Famese proibisce di gettare immondizie dalle muraglie, imponendo di portarle nel loco deputato. In ogni caso, si può pensare che le precarie condizioni igieniche in cui dovevano trovarsi le strade³, nonchè l'esistenza di questi decreti, debbano aver provocato in questo periodo la progressiva chiusura e il conseguente abbandono dei butti. LO SCAVOLa stratigraria
La sequenza stratigrafica si presenta abbastanza semplice; si è cominciato lo scavo asportando uno spesso strato di cemento, che costituiva il piano stradale, realizzato dopo i lavori per la rete fognaria (US 1). Al di sotto si trovava uno strato di preparazione, formato da terra mista a sabbia e ghiaia (US 4). Questo strato ricopriva l'imboccatura del pozzo, il cui taglio è stato denominato US 3. Il pozzo aveva le pareti intonacate; di questo rivestimento si sono rinvenute alcune tracce (US 12). Si è quindi proceduto all'asportazione degli strati di riempimento, per l'individuazione dei quali si è adottato come criterio di distinzione il colore, la consistenza e la composizione: |
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